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WORK IN PROGRESS

Accademia di Comunicazione

tagliaferri

Michelangelo Tagliaferri

“Nel mio mondo, tra la terra e il cielo, comunicare è il presupposto perché avvengano le cose: quelle che dipendono da noi e dal nostro agire.
Ecco il motivo per cui nella comunicazione si dovrebbe operare creativamente, in modo innovativo, responsabile, gioioso…
Tutto qui, per me, il fascino della comunicazione. Da sempre”.

Presidente del Comitato Scientifico

In quanto Presidente del Comitato Scientifico di Eccellenze Italiane, apro questo volume salutando e ringraziando tutti coloro che, a diverso titolo, hanno partecipato; innanzitutto Piero Muscari, ideatore di Eccellenze Italiane, il quale mi ha offerto un compito entusiasmante e, per molti versi, intrigante;
ringrazio anche Rossana Luttazzi e la Fondazione che rappresenta; poi la squadra di lavoro e i partner, che hanno collaborato con impegno e competenza alla riuscita dell’iniziativa, e, ultimi ma non ultimi, i protagonisti del volume, che hanno aderito mettendosi in gioco in prima persona e accettando
di narrare la propria storia, cosa per nulla scontata e che considero significativa e foriera, io credo, di sviluppi molto positivi dal punto di vista della comunicazione, che è poi il punto di vista che informa la mia prospettiva e la mia funzione nell’ambito del progetto.

Il senso del Progetto Eccellenze Italiane

Per quanto riguarda, poi, il senso di questo progetto, quello che
mi sento subito di sottolineare è il ricorso non retorico alle storie di vita e di lavoro. Questo nostro Paese, che conosciamo per le sue, contraddizioni, con un’immagine, per così dire, variegata, piena di luci e di ombre, continua a permanere nella sua forza e nella sua capacità un po’ come il Pantheon di Roma, cioè non si comprende come faccia a stare in piedi. Beh, sta in piedi perché uomini e donne, giovani e meno giovani, famosi e meno famosi, hanno queste storie: cioè hanno costruito attraverso di esse un tessuto che sta resistendo.

Lo stile italiano di stare nella modernità

Sono queste storie – che sono storie di vita, di famiglia, di affetti,
di impresa – a raccordare una parte della nostra cultura con una modernizzazione che è diversa da quella generalmente auspicata come modernizzazione. C’è uno stile italiano di stare nella modernità, uno stile che queste storie rappresentano in modo esemplare. E questo stile deve essere salvaguardato, perché è il nostro modo di essere. E come un serpente non può diventare un cavallo, non è pensabile che un Paese che ha questa nostra storia, tradizione, cultura – e le nostre contraddizioni – possa mutare se non a partire da se stesso. E dunque queste storie, dal momento che sono storie di successo nella continuità, danno
l’idea che si può mutare al mutare delle cose mantenendo immagine e identità. E questa, secondo me, è la
cosa più importante, più bella, ed è proprio quella che serve ai giovani che fanno le startup; è quella che
serve al sistema per continuare a mantenersi: ci dà l’orizzonte. Il nostro orizzonte è questo.

Il valore delle storie

Non parlo in modo accademico, dico semplicemente cose che hanno un senso rofondo. Siamo migranti dentro di noi, ci muoviamo dentro di noi, anche se amiamo la nostra terra come fossimo dei contadini; però questa contraddizione che è tutta nostra è veramente la nostra forza. Queste storie la appresentano. Le ho riguardate una a una: implausibili, bellissime. Ma come hanno fatto, ci si chiede. Come hanno fatto? Ecco, storie come queste devono insegnare ai giovani a traguardare il futuro. E hanno una valenza comunicativa che è fortissima, che poi può essere distillata e distribuita, e quindi lo sforzo che sta facendo Piero Muscari, che perciò merita di essere sostenuto e aiutato in ogni modo, è proprio in questa direzione: apprezzare in un modo verosimile e classico (perché il volume è una modalità classica) l’improbabile; l’improbabile si è realizzato. Quando le cose non vanno bene, questi uomini e queste donne non fanno i furbi, sono i primi a giocarsi tutto. Gli altri scappano. È un modo vecchio il loro? No, è un altro modo, il nostro modo italiano: quello sano. Ce lo invidiano tutti ma non sanno come si fa. Invece noi lo
sappiamo. I nostri brand hanno tutti un nome e questo non è un caso. Siamo veramente i primi nel mondo.
Non gli ultimi del mondo. I primi in senso evolutivo. È utopia, non ci crede nessuno, ma è così. E questo è
tutto ciò che dobbiamo riprendere in mano, secondo quello che è il nostro Dna culturale, e portarlo
avanti…

Qualche breve nota biografica

Sociologo ed esperto di pianificazione territoriale partecipata, Michelangelo Tagliaferri ha insegnato in diverse Università e in Scuole di alta specializzazione sia in Italia che nel mondo. Membro di numerosi consigli di amministrazione nonché responsabile scientifico di istituti attivi nel campo della formazione e degli studi sulla comunicazione, formatore e consulente, Tagliaferri è impegnato in ricerche d’avanguardia per aziende ed enti pubblici. Considerato tra i più grandi esperti in comunicazione del nostro Paese, fondatore dell’Accademia di Comunicazione di Milano, scuola che ha formato generazioni di professionisti della pubblicità e del marketing, è noto al grande pubblico per essere stato anche consulente di Forza Italia e dell’Ulivo.

Il filo rosso di una ricerca umana e professionale

Un’attività poliedrica, quella di Michelangelo Tagliaferri, ma legata a tematiche che hanno da sempre informato la sua ricerca umana e professionale. È possibile creare le condizioni affinché il mondo possa produrre e distribuire le sue ricchezze in modo più responsabile ed equo? Questi alcuni tra i temi più significativi, da cui si dipartono, per consonanza, tutti gli altri.

La comunicazione per gli Enti Pubblici e per le imprese

Per Tagliaferri anche gli Enti Pubblici devono farsi carico di una comunicazione più consapevole e responsabile nel rapporto con la cittadinanza. Da qui un ampio e variegato ventaglio di esperienze: dalla consulenza per la nascita del “marchio “Diplomazia economica italiana” agli incarichi per le manifestazioni Expo Saragozza 2008 e Shangai 2010, come pure per la candidatura di Milano Expo 2015 sempre per il MAE…Alle riflessioni di natura più politica si sono affiancate, nell’ottica della responsabilità e dell’innovazione, quelle sul sistema delle imprese e su un tipo di comunicazione legata a un consumismo critico, che si accordasse coi principi dell’equità e della sostenibilità ambientale.

Perché “Accademia di Comunicazione”?

Il punto di sintesi più importante del rapporto di Michelangelo Tagliaferri con la comunicazione è la nascita, nel 1988, di una struttura nella quale sono confluiti i diversi rami della sua poliedrica esperienza di studio, formazione, ricerca e lavoro.

Insoddisfatto dei metodi e dei contenuti che si profilavano riguardo all’insegnamento della comunicazione… ha fondato… “Accademia di Comunicazione”, che opera a Milano sin dall’anno della sua nascita.

La bottega della Comunicazione

Perché non tornare a imparare le cose facendole, cioè imparare a lavorare lavorando? Questa l’idea di fondo. “Accademia di Comunicazione” è, infatti, un centro di applicazione di “experiential learning and education”, una struttura formativa in cui si ricreano le condizioni della vecchia bottega, ma in un contesto assolutamente nuovo e tecnologicamente evoluto.