https://vimeo.com/305966460

100 milioni di dischi venduti

(con i Pooh)

1990: vittoria al Festival di Sanremo

(con i Pooh)

Nel 1981: miglior chitarrista europeo

(Die Zeitung)

Nel 1986: miglior chitarrista europeo

(Stern)

Dodi Battaglia 3 Piccola

Dodi Battaglia

Chitarrista, cantautore e compositore italiano

“Imparai a leggere la musica ancor prima di imparare a leggere e a scrivere. Dopo la fisarmonica, studiata per nove anni, tredicenne passai alla chitarra”.

Dodi Battaglia

Quando nasci nella musica

Sono venuto al mondo nella musica, a Bologna, nel ’51 (è riportato, ormai, in tutte le mie biografie: mio padre era un violinista, mio zio suonava la chitarra, il nonno il pianoforte e il mandolino). Ma non si sottolinea abbastanza, forse, che cosa ha significato per me: la musica è stata il mio dono. E non c’è giorno in cui non pensi con infinita riconoscenza alla fortuna che ho avuto. Se parti con queste premesse, sapendo che cosa il destino vuole da te, vai dritto verso la meta. 

Imparai a leggere la musica ancor prima di imparare a leggere e a scrivere. A cinque anni mio padre mi regalò la fisarmonica che tanto desideravo: me la diede a mezzogiorno e io iniziai a suonare; quando tornò a casa ancora strimpellavo. E ogni sera, quando lui rientrava dal lavoro, faceva il rappresentante d’olio, mi trovava intento a suonare. La prima canzone che imparai, grazie allo spartito che mi comprarono i miei genitori, era di Rascel; quelli erano anni in cui gli spartiti costavano tantissimo.

Studiavo fisarmonica insieme al mio caro amico d’infanzia Fio Zanotti, che oggi è un apprezzato autore, arrangiatore, produttore e direttore d’orchestra (è stato lui ad arrangiare, nel 1985, il mio primo album da solista “Più in alto che c’è!”).

Dodi Battaglia da piccolo e con Fisarmonica

Il primo amore

Dopo la fisarmonica, studiata per nove anni, tredicenne passai alla chitarra perché da un jukebox mi capitò di ascoltare, mentre camminavo per strada, una canzone meravigliosa di un gruppo chiamato Shadows, famoso per il chitarrista Hank Marvin. La canzone era Atlantis e Hank Marvin imbracciava la stessa chitarra che in genere uso anch’io nei miei concerti, la Fender Stratocaster. Il suo modo di suonare e l’approccio musicale mi hanno influenzato per molto tempo.

Cominciai a studiare chitarra classica con un maestro e dopo qualche mese, visti gli anni di fisarmonica che avevo alle spalle, insegnavo anche agli altri ragazzini miei compagni di corso.  In realtà i miei veri “maestri” sono poi stati i Beatles, Jimi Hendrix, i Led Zeppelin, John McLaughlin, Al Di Meola, Paco De Lucia e, via via, molti altri. La chitarra è davvero il grande amore della mia vita: una compagna che, dal primo incontro, mi ha accompagnato fino ad ora.

Dodi Battaglia da Giovane Con Chitarra

La città della musica

Sono nato nella città della musica e anche questo fu una fortuna: Bologna era un vivaio di talenti…gente come Dalla, Morandi e tanti altri. Cominciai a frequentare i ritrovi musicali; a quel tempo, era tutto un fiorire di complessini e io entrai a far parte di alcuni di questi: i Nobles, i Rigidi R&B, i Judas, i Meteors… Poi, nel 1968, e ho avuto davvero un colpo di fortuna, perché uno dei componenti de i Rigidi era molto amico di Valerio Negrini (ex batterista e paroliere dei Pooh, mio fraterno amico) e Roby Facchinetti, che vennero un giorno nel locale in cui suonavo e, proprio un quell’occasione, mi chiesero se volevo entrare a far parte dei Pooh: avevo appena 17 anni. Avrei dovuto cominciare dopo l’estate, a settembre, ma mi dissero di non parlarne con nessuno, per via della stampa, neppure con i miei genitori, e questo mi costò molto. Comunque accettai la loro proposta con entusiasmo: i Pooh, già reduci dal successo di Piccola Katy, erano il complesso più famoso che ci fosse in quel periodo a Bologna. Cominciò lì la nostra avventura.

Dodi Battaglia- Pooh 68 -74 e Valerio Negrini

I Pooh

Oltre a fare il chitarrista, dopo un po’ iniziai anche a cantare, cosa che non avrei mai supposto potesse accadere. Quasi subito, infatti, furono scoperte anche le mie doti canore, ed esordii quasi immediatamente come voce solista in “Buonanotte Penny”. Ma fu in seguito il nostro produttore, Giancarlo Lucariello, a convincermi a mettermi in gioco come cantante, spingendomi a interpretare il brano “Tanta voglia di lei”, senz’altro una delle canzoni più famose  del gruppo, che scalò la classifica arrivando al primo posto in sole due settimane. Ricordo innumerevoli canzoni di successo cui ho dato la mia voce, da “Noi due nel mondo e nell’anima” a “Infiniti noi” a “Parsifal”, insomma, davvero tanti. Presto cominciai a cimentarmi anche come autore: dei 140 brani che ho pubblicato, 70 li ho composti per i Pooh.

L’ultimo abbraccio

Cos’ha significato far parte dei Pooh? 50 anni di musica – 48, per la precisione -, 100 milioni di dischi venduti, la vittoria al festival di Sanremo, nel 1990, e canzoni indimenticabili, che hanno segnato la storia della canzone italiana lungo l’arco di mezzo secolo; poi, il 30 dicembre 2016 all’Unipol Arena di Bologna  l’ultimo concerto insieme, una serata speciale che ha segnato anch’essa la storia della musica leggera in Italia. Non è un caso che il concerto si sia svolto a Bologna, nella città che ci ha visto nascere come gruppo. Ci siamo sciolti quando eravamo ancora molto forti e propositivi: è stato il momento giusto per finire alla grande, per lasciare una bella immagine di noi ai figli, alle famiglie, agli altri artisti, a tutti, insomma. E potremo dimostrare che si può rimanere amici per sempre. Nel novembre 2018 è uscito “POOH 50 – L’Ultimo Abbraccio!”, un album con i 52 brani che abbiamo eseguito durante l’ultimo concerto.

Pooh Sanremo 90 -Pooh Bologna 2016 - Pooh 50_ultimo Abbraccio

La carriera da solista e le collaborazioni

La nostra comune storia di lavoro e di amicizia mi riempie di gioia e di gratitudine: questo legame, tuttavia, non ha impedito a nessuno di noi di mettersi alla prova, facendo le proprie esperienze “in solitaria”. Come solista ho inciso un album nell’85, “Più in alto che c’è?!”, scritto integralmente in compagnia di Valerio Negrini (con l’unica eccezione della title-track scritta con Vasco Rossi). Poi, a nome di “Adelmo e i suoi Sorapis” (un gruppo formato da me, Zucchero, Maurizio Vandelli, Umbi dei Nomadi, Fio Zanotti e Michele Torpedine) è uscito l’album “Walzer d’un blues”; nel 2003 lo strumentale “D’Assolo” e infine, nel 2015,  con Tommy Emmanuel,  l’altro album “Dov’è andata la musica”; del 2017 è il doppio live “…e la storia continua”, mentre “Dodi Day” documenta il concerto tenuto a giugno del 2018 a Bellaria per festeggiare i miei 50 anni di carriera.

Nel corso degli anni collaborato con molti artisti italiani e stranieri; tra essi Vasco Rossi (in particolare per i brani “Una canzone per te”, “Va bene va bene” e “Toffee”), Al Di Meola, Paoli, Ruggeri, Raf, Gianluca Grignani, la Martini, Giorgio Faletti, Riccardo Fogli, Gianni Fiorellino,  Alice, Capsicum Tree, Chitarre d’Italia, Delia Gualtiero, Irene Fargo, Lena Biolcati, Lorella Cuccarini, Massimo Ranieri e Tommy Emmanuel.

Dodi Battaglia - Carriera da solista e le collaborazioni

I riconoscimenti

Nel 1981, il giornale tedesco “Die Zeitung” mi ha assegnato il premio come miglior chitarrista europeo, confermatomi, nell’86,  dalla rivista “Stern”. In seguito, per due anni consecutivi, anche la critica italiana ha decretato che fossi il miglior chitarrista del nostro Paese.

Nel 1986, il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga mi ha conferito il titolo di Cavaliere della Repubblica italiana. Nel 2017 ho avuto due riconoscimenti che mi hanno profondamente emozionato: sono il Diploma Accademico di secondo livello in “Chitarra elettrica jazz” e la  Laurea Magistrale con lode in “Storia della Musica Pop Italiana”, conferitimi, rispettivamente, dal Conservatorio “Egidio R. Duni” di Matera e dall’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari.

Mi ha fatto molto piacere la dedica di due chitarre da parte della Fender e dalla Maton, che hanno realizzato dei modelli fatti apposta per me, per venire incontro alle mie caratteristiche come chitarrista: nel 1997 è uscita la “Fender Dodicaster”, una signature model in edizione limitata;  nel 2000 La Maton ha realizzato la chitarra acustica EC J85 “Dodi Battaglia”, anch’essa uscita in serie limitata.

Sempre nel 2017 ho avuto un gradito riconoscimento per un’altra delle mie passioni: “Autosprint” mi ha inserito nella rosa di quanti hanno ricevuto il prestigioso premio “Caschi d’Oro 2017”, un vero e proprio Oscar consegnato ogni anno a quanti si sono distinti nel campo dell’automobilismo sportivo. Io ho sempre gareggiato, per almeno una ventina d’anni nella categoria Turismo, da solo o in coppia con Giorgio Faletti, un grande uomo e un grande amico, con cui ho collezionato parecchie vittorie e record.

Dodi Battaglia- Riconoscimenti e Laurea

Qualche ultima riflessione

Parlo con gioia delle cose appena menzionate, ma anche con un po’ di imbarazzo: sono una persona umile, che ha sempre avuto il senso del limite.

Quello con i Pooh è stato un grande sodalizio, musicale e umano; un sodalizio lunghissimo, secondo solo, per durata, a quello dei Rolling Stones: una vita insieme nella musica. Non solo gli anni della formazione, ma quelli della giovinezza e della maturità… Abbiamo pubblicato 32 dischi in studio, 8 live e una ventina di antologie: i concerti fatti insieme… non potrei contarli…Che altro c’è da aggiungere? La nostra storia parla da sé.

Ma ci tengo a dire anche questo: sto nella musica da quando avevo cinque anni. La mia esperienza come musicista è nata ben prima dei Pooh. La musica è il vero fil rouge della mia vita; oggi non faccio che continuare a essere me stesso…

Dodi Battaglia - La musica Il vero fil rouge della mia vita