Tito Stagno Profilo

Tito Stagno

Giornalista e Telecronista

Prima la luna la si vedeva con un fare romantico; dopo il 1969 la si dovrebbe guardare con un certo orgoglio, perché ci siamo stati, l’abbiamo toccata“.

Tito Stagno

L’ esperienza nel cinema

Sono nato a Cagliari il 4 gennaio del 1930, primo di otto fratelli. Mi trasferii da giovanissimo con tutta la famiglia prima a Parma, poi a Pola. A soli 13 anni faccio una brevissima esperienza nel mondo del cinema, partecipando al film di Francesco De Robertis dal titolo “Marinai senza Stelle”; successivamente, intorno al 1959, lavoro con il grande Dino Risi che mi aveva affidato la parte di un giornalista televisivo nel film “Il vedovo” con protagonista Alberto Sordi.

Le prime telecronache

Inizio comunque a lavorare in radio molto prima, precisamente tre anni dopo essermi iscritto alla facoltà di medicina, doveva essere il 1949. Sono anni in cui faccio molte esperienze, addirittura nel 1954 risulto vincitore del primo concorso nazionale per telecronisti.

L’anno dopo Vittorio Veltroni mi chiama per entrare a far parte della squadra del Tg 1. Le prime telecronache sono tutti eventi importanti: inizio con il commentare i giochi olimpici del ‘56 per poi passare alle telecronache dei grandi appuntamenti politici ed istituzionali che riguardavano anche la presenza di molti Capi di Stato. Il primo approccio con una telecronaca spaziale risale al 1961, quando mi chiamarono per commentare il primo volo di Jurij Gagarin intorno alla terra.

Un evento per me epocale, sia umanamente e che professionalmente dovendo gestire 27 ore di diretta non stop. Ricordo che ad un certo punto sul monitor sparirono le immagini ed io dovetti improvvisare quanto stava accadendo ricordando a memoria le procedure che gli astronauti erano chiamati ad effettuare.

Dopo quella storica diretta ricevo incarichi molto importanti: con Papa Paolo VI realizzo le telecronache dalla Terrasanta, dalla Colombia e da New York. Divento per tre anni cronista di Giovanni XXIII.  Faccio incontri incredibili: da Kennedy a Nehru, da Eisenhower ai tre astronauti andati sulla luna. Nel 1976 divento responsabile dello sport di Rai Uno, ruolo che svolgo per i 17 anni successivi. Un impegno portato a termine grazie anche al supporto, che non mi è mai mancato, di mia moglie Edda e delle mie due figlie Brigida e Caterina che fanno un mestiere completamente diverso dal mio.

Il senso della vita sta tutto in una parola: Comunicare

Nel 2014 ricevo un riconoscimento: la Stella d’oro al merito sportivo, un premio per me molto importante e significativo. In questi ultimi anni vado in giro a tenere convegni e partecipo a diversi programmi televisivi, continuando a scrivere per l’Eco di Bergamo e La Gazzetta di Parma. Se dovessi fare una sintesi e lasciare un insegnamento, dopo tanti anni di esperienza, direi che il senso della vita sta tutto in una parola: Comunicare.

Dopo aver finito la telecronaca appresi che ero piaciuto ai dirigenti Rai e che avrebbero voluto affidarmi tutte le telecronache relative a lanci e sonde spaziali.  Circa otto anni più tardi mi ritrovo a commentare con Ruggero Orlando in collegamento da Houston uno degli eventi che segnerà per sempre la storia del mondo e della televisione internazionale: l’allunaggio dell’Apollo 11, era il 20 luglio del 1969.