albo d'oro

Domenico

Mamone

Presidente Unsic
2000: presidente UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
2009: istituisce Fondolavoro, fondo interprofessionale per la formazione continua
2016: promuove Unipromos, ente per inclusione e coesione sociale
2023: ingresso di UNSIC nel CNEL come rappresentanza datoriale di imprese e lavoro autonomo

Non ho mai cercato visibilità. Ho costruito ponti, aperto strade, dando forma a un sindacato che ascolta prima di parlare. Oggi UNSIC è una rete che cresce, in Italia e nel mondo, ma il cuore resta lo stesso: mettere al centro le persone, senza mai dimenticare da dove siamo partiti.

capitoli

Domenico Mamone: Le radici e il senso del lavoro

Sono nato il 21 marzo 1973 a Laureana di Borrello, in Calabria, una terra generosa e complessa, dove ogni conquista richiede impegno, dove il lavoro non è mai scontato ma sempre una prova di dignità. Da anni vivo a Roma, città che è diventata la mia seconda casa e il luogo da cui continuo a far crescere un progetto nazionale. Dai miei genitori ho imparato la concretezza e la dignità del fare, l’importanza della parola data e del sacrificio quotidiano.

Fin da ragazzo sognavo di diventare medico, forse cardiochirurgo. Poi la vita mi ha portato altrove. Mi sono laureato in Scienze dell’Amministrazione, con una tesi in diritto aziendale, e già da giovanissimo ho cominciato a impegnarmi nel mondo sindacale, lavorando in organismi di rappresentanza dell’agricoltura e dei pensionati, e maturando esperienze nel movimento cooperativo. Quelle esperienze hanno segnato la mia formazione umana e professionale: mi hanno insegnato che rappresentare significa ascoltare, comprendere, costruire risposte concrete ai bisogni reali.

Oggi condivido la mia vita con Maria Grazia, mia moglie, e con nostro figlio Leonardo, diplomato al liceo classico e oggi studente universitario. È anche grazie a loro se ho imparato che il senso del lavoro non si misura solo nei risultati, ma nella capacità di dare un contributo duraturo, di lasciare qualcosa che resti utile agli altri.

L’esperienza che forma

Avevo ventisei anni quando ho fondato una cooperativa agricola per la produzione di substrato per funghi, la prima nel Sud Italia. Era un progetto ambizioso, nato in un contesto in cui l’impresa era più un atto di coraggio che una scelta logica. Non avevo capitali, né conoscenze consolidate, ma solo un’idea e la volontà di provarci. Ho imparato presto che un’azienda si costruisce passo dopo passo, tra giornate interminabili, tentativi e responsabilità. Quella cooperativa è stata la mia prima palestra manageriale, una scuola di vita e di impresa insieme.

In quei primi anni ho toccato con mano la fatica di chi deve generare lavoro dal nulla: la burocrazia lenta, le difficoltà di accesso al credito, la distanza tra le regole scritte e la realtà di chi ogni mattina apre un cancello e deve far quadrare i conti. Ho conosciuto la solitudine di chi, pur animato da entusiasmo, si scontra con l’indifferenza delle istituzioni e con la rassegnazione del territorio. Ma ho anche scoperto il valore delle persone: chi resta, chi ci crede, chi costruisce.

Nessun imprenditore dovrebbe sentirsi solo. Lo Stato, se vuole essere giusto, deve essere alleato di chi produce, non un ostacolo. Perché ogni volta che un’impresa fallisce, non si perde solo un’attività economica: si perde un pezzo di fiducia collettiva, di cultura del lavoro, di futuro possibile. Quella stagione, con tutti i suoi errori e le sue lezioni, ha dato forma al mio modo di intendere il ruolo delle organizzazioni di categoria: non come ideologia ma come servizio concreto a chi ogni giorno crea valore reale.

La nascita di un’idea

Da quell’esperienza è nata una domanda che avrebbe orientato tutta la mia vita: chi rappresenta davvero chi crea impresa? Chi tutela i diritti di chi investe, assume, paga stipendi, sostiene la crescita del Paese? Ho incontrato troppi imprenditori, artigiani, coltivatori, professionisti e piccoli commercianti lasciati soli a fronteggiare regole complesse, tassazione e burocrazia. Persone oneste, preparate, spesso costrette a rinunciare non per mancanza di idee ma per mancanza di ascolto e di supporto.

Nel Paese dei grandi sindacati dei lavoratori, a mio avviso mancava una voce capace di parlare per i datori di lavoro, per chi rischia in prima persona contribuendo a generare valore per tutti. Ho capito che serviva un organismo di riferimento nuovo, non contrapposto al lavoro, ma alleato della crescita.

Da quella riflessione è maturata una convinzione profonda: il mondo produttivo ha bisogno di una tutela fondata sulla competenza e sulla responsabilità, capace di trasformare i principi in azione concreta. Un sindacato datoriale che difenda i diritti di chi produce ricchezza, favorisca la formazione, promuova il merito e sostenga la competitività.

Non una struttura distante o autoreferenziale ma una comunità di persone unite dall’idea di un Paese che cresce attraverso il lavoro, in cui libertà d’impresa e giustizia sociale si tengono insieme. Da quella intuizione sarebbe nata, poco dopo, la sfida più importante della mia vita.

L’evoluzione di UNSIC

Quando sono entrato in UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori, l’organizzazione aveva già una sua breve storia, ma serviva una visione nuova. Dal 2000 ho avuto l’onore di guidarla come presidente nazionale, dedicando ogni energia alla sua crescita e al suo consolidamento come punto di riferimento per imprese, professionisti e cittadini.

Da allora ho lavorato per trasformare UNSIC in un modello di rappresentanza datoriale moderna. L’obiettivo è stato chiaro fin dall’inizio: dare voce a chi crea lavoro, sostenere chi investe e costruire un sistema di servizi integrati che unisca tutela e sviluppo.

Attorno all’UNSIC ho promosso la nascita e il rafforzamento di una rete che oggi rappresenta il cuore operativo dell’organizzazione: il patronato ENASC, tra i primi in Italia per numero di pratiche previdenziali; il CAF UNSIC, riferimento per assistenza fiscale e contabile; il Fondo interprofessionale Fondolavoro, nato nel 2009 da un accordo UNSIC–UGL per la formazione continua; l’ENUIP, ente di istruzione professionale; UNIPROMOS, dedicata a progetti di inclusione e sviluppo territoriale; e UNSIC Lavoro, il servizio che favorisce l’incontro tra domanda e offerta di occupazione. Un sistema che traduce la rappresentanza in azione concreta, che accompagna le imprese, tutela i cittadini, sostiene la crescita dei territori e valorizza le persone.

La forza di una rete

Oggi UNSIC è una realtà capillare, presente in tutte le regioni italiane con 19 sedi regionali, 92 provinciali, oltre 2.100 CAF e più di 800 patronati, di cui 15 all’estero, insieme a 112 sportelli CAA. La sede nazionale di Roma coordina l’intero sistema, con oltre cento dipendenti e più di 1.600 metri quadrati di spazi operativi. Numeri che non parlano di potere, ma di fiducia costruita nel tempo.

Ogni giorno, presso i nostri sportelli, migliaia di persone trovano risposte a problemi concreti. Il nostro modello non è centralistico: è una rete partecipata. È questo che distingue un sindacato datoriale moderno: la capacità di stare accanto a chi lavora e di crescere insieme alle imprese che rappresenta.

Domenico Mamone - premiato al Gala delle eccellenze Italiane

Un sindacato datoriale moderno

In un Paese che per decenni ha concentrato la rappresentanza sul versante dei lavoratori, UNSIC ha scelto di dare voce all’altra metà del sistema produttivo: i datori di lavoro, gli artigiani, gli agricoltori e i professionisti che ogni giorno contribuiscono a tenere in piedi l’economia reale.

La libertà d’impresa non è un privilegio: è un bene collettivo, un motore di progresso per tutto il Paese. E un sindacato datoriale moderno deve saperla difendere con la stessa determinazione con cui si tutela il lavoro. Per questo il nostro impegno non si limita alla negoziazione o alla consulenza: è un lavoro quotidiano di costruzione, ascolto e supporto, dentro un modello che coniuga efficienza e umanità.

L’ingresso nel CNEL e la dimensione istituzionale

Nel 2023 l’UNSIC è entrata a far parte del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) come organizzazione di rappresentanza datoriale. Un riconoscimento che ha dato valore a un lungo percorso di crescita e di credibilità, consolidando il ruolo dell’associazione nei tavoli istituzionali più importanti del Paese.

Essere presenti nel CNEL significa partecipare alla definizione delle politiche economiche e sociali, portando la voce delle piccole e medie imprese, degli artigiani, degli agricoltori, dei professionisti e di tutti coloro che ogni giorno contribuiscono al benessere collettivo. È un risultato che non appartiene a un singolo ma a una comunità intera.

Uno sguardo oltre i confini

Negli ultimi anni UNSIC ha esteso la propria azione anche oltre i confini nazionali, seguendo le imprese italiane nei percorsi di crescita e costruendo sinergie tra mondo produttivo, istituzioni e formazione. Le nostre sedi all’estero, oggi presenti in quindici Paesi, sono presidi di servizio e di cultura economica italiana.

L’obiettivo è duplice: sostenere le aziende che portano il made in Italy nel mondo e valorizzare le competenze di chi, vivendo all’estero, continua a rappresentare il nostro Paese con professionalità e orgoglio. Portare il saper fare italiano fuori dai confini non è solo economia, è identità. Essere globali senza perdere le radici: è questa, oggi, la vera sfida di un’organizzazione datoriale.

Non ho mai cercato visibilità. Ho costruito ponti, aperto strade, dando forma a un sindacato che ascolta prima di parlare. Oggi UNSIC è una rete che cresce, in Italia e nel mondo, ma il cuore resta lo stesso: mettere al centro le persone, senza mai dimenticare da dove siamo partiti.

La visione per il futuro

Rappresentare chi crea lavoro significa prendersi cura del Paese, costruire fiducia, promuovere competenza, garantire equilibrio tra mercato e persona.

Il futuro appartiene a chi saprà coniugare produttività e responsabilità, impresa e cultura, sviluppo e giustizia. Ogni datore di lavoro che cresce, ogni cooperativa che resiste, ogni professionista che innova, rafforza l’Italia e la sua credibilità nel mondo.

Questa è la mia visione e la mia promessa: continuare a far crescere l’UNSIC come luogo di dialogo e di costruzione, dove la rappresentanza non si limita a difendere, ma guida e ispira generando valore.

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