Le mie radici a Caraglio: dove il lavoro è identità
Sono nato e cresciuto a Caraglio, un borgo del Cuneese, in una valle dove il lavoro non è solo fatica ma identità collettiva. Qui ho imparato che le cose contano se durano, che la precisione è un linguaggio e che la serietà si misura nei fatti, non nelle parole.
Solo più tardi ho capito che quella continuità era una scuola: mi stava insegnando cosa significa costruire qualcosa che attraversa le generazioni, cosa vuol dire far esistere un’impresa nel tempo e non solo sul mercato.
Una storia di famiglia: l’intuizione nel settore avicolo
La mia storia personale è legata da sempre a quella dell’azienda fondata nel 1962 da mio padre Osvaldo e da suo cugino Sebastiano. Due uomini diversi per carattere, ma uniti dalla stessa visione: trasformare un settore tradizionale come l’avicoltura con un uso intelligente della plastica.
All’epoca polli e uova viaggiavano in gabbie di legno o di ferro, com’era sempre stato dal Medioevo. Loro hanno avuto il coraggio e la genialità per chiedersi se esistesse un modo più razionale, più igienico, più duraturo di fare la stessa cosa.
Da quella domanda è nata l’intuizione che ha cambiato il nostro percorso: sostituire il legno con la plastica, sviluppando gabbie e accessori che si potessero lavare, disinfettare, riutilizzare più volte.


Crescere tra presse e pallet: la mia formazione in azienda
Quando è arrivato il momento di scegliere cosa fare dopo il diploma, mio padre mi ha posto una domanda molto semplice: università o lavoro? Non c’è stato un lungo discorso, nessuna pressione. Solo una richiesta chiara: decidere con responsabilità. Io ho scelto di entrare in azienda e lui, coerente con il suo modo di fare, mi ha mandato alle presse.
Nessun privilegio: turni in produzione, stampi da seguire, materiali da caricare. Dopo la produzione è arrivato il magazzino. Lì ho cominciato a capire davvero la logica della filiera: ordini, imballaggi, container, tempi di consegna, clienti che aspettano la merce e non vogliono scuse. Preparare un carico significava assumersi una responsabilità concreta: se sbagli, qualcuno dall’altra parte del mondo si ferma. È stata una scuola di disciplina e di umiltà.
Lo stesso percorso lo ha fatto mio fratello Enrico, cinque anni più giovane di me. Anche lui è passato dalle presse e dal magazzino, poi ha iniziato a guardare con attenzione crescente alle macchine, agli impianti, alla manutenzione. Io avevo la testa già orientata verso l’esterno, lui verso l’interno. Senza saperlo, stavamo definendo i nostri ruoli futuri.
Imparare il mondo dalle fiere internazionali
La mia vera “università” è stata il mondo. La prima grande esperienza è stata una fiera del settore avicolo ad Atlanta. Poi, poco dopo, a Bangkok. Ricordo ancora la sensazione di entrare in un padiglione pieno di operatori, prodotti concorrenti, lingue diverse e mercati che si muovevano a ritmi completamente nuovi rispetto alla dimensione da cui provenivo.
Da lì in avanti sono arrivate le fiere in Europa, negli Stati Uniti, in Sud America, in Medio Oriente, in Asia. Ogni viaggio era un corso accelerato di cultura, business e psicologia. Le lingue sono state un alleato fondamentale: il francese lo avevamo imparato fin da piccoli, vivendo a pochi chilometri dalla frontiera; l’inglese l’ho raffinato grazie a un periodo trascorso nel Regno Unito, vivendo in famiglia e frequentando la scuola; lo spagnolo è arrivato quasi naturalmente, tra colleghi, clienti e incontri durante le trasferte.
In quelle occasioni ho capito che vendere prodotti significa prima di tutto saper ascoltare chi hai davanti. Portare la nostra tecnologia nel mondo richiedeva capacità di adattamento, ma senza snaturare quello che eravamo. È stato in quegli anni che ho iniziato a percepire quanto forte potesse essere il valore del Made in Italy quando è sostenuto da serietà e continuità, non solo da estetica e stile.
Giordano Global: da Caraglio al mondo
Quell’apertura costante verso l’esterno ha trasformato l’azienda. Oggi Giordano Global è un marchio riconosciuto a livello internazionale, che fa capo un gruppo, la Giordano Holding, con otto business unit nel mondo.
Lavoriamo con una rete di filiali, distributori e partner che ci consente di servire clienti in contesti molto diversi tra loro, mantenendo però un baricentro preciso: Caraglio. Tutta la ricerca e lo sviluppo nascono qui.
L’identità produttiva di Caraglio: Giordano Poultry Plast e Plastimark


La nostra competenza nel settore avicolo si è consolidata nel tempo: l’attività della Giordano Poultry Plast – azienda nata nel ’73 dalla fusione di Avicolplastica (la capostipite, fondata nel ’62) e di Polimec Plast – continua a rappresentare il core business del gruppo. Intorno a questo nucleo abbiamo sviluppato attività che hanno ampliato il raggio d’azione, mantenendo però una linea coerente: innovazione, durata, attenzione al ciclo completo dei materiali.
La Giordano Poultry Plast è il luogo dove prendono forma le soluzioni che ci hanno reso un riferimento mondiale: gabbie, sistemi di trasporto, attrezzature per incubazione, crescita e movimentazione delle uova, progettate per funzionare nei contesti operativi più complessi. Parte della produzione avviene in Italia, con impianti automatizzati, presse di ultima generazione e un know-how che si è stratificato in decenni di lavoro sul campo.
Nel polo di Caraglio operano delle divisioni interne nate per rafforzare in modo preciso la missione industriale della Poultry Plast: Giordano Energy – che garantisce allo stabilimento una relativa autonomia energetica – e la divisione Vaccination Devices dedicata al settore veterinario, dove progettiamo soluzioni tecnologiche per la somministrazione di vaccini e medicinali nelle condizioni operative più complesse.
Accanto alla Giordano Poultry Plast, c’è poi un’altra azienda, la Plastimark, che porta nel retail internazionale la nostra esperienza nella lavorazione delle materie plastiche unita al design italiano. Plastimark è diventata negli anni un punto di riferimento nel settore dei carrelli e dei cestini per la grande distribuzione, grazie alla capacità di unire estetica, ergonomia e sostenibilità, con un uso crescente di materiali riciclati e soluzioni su misura per mercati molto diversi tra loro.
Giordano Holding
Nel tempo abbiamo costruito una presenza globale attraverso aziende e partnership strategiche. È un ecosistema internazionale che mantiene il suo baricentro in Piemonte ma vive nel mondo. Abbiamo una struttura articolata che fa capo alla Giordano Holding con un gruppo di aziende presenti in più continenti, tutte legate al polo produttivo di Caraglio.
La nostra rete è composta da stabilimenti e partner strategici nei Paesi CIS nonché in Egitto, Olanda, Malesia, Brasile, Stati Uniti e Cina, selezionati per ridurre i costi logistici e garantire un presidio diretto sui mercati più dinamici.
Plastica sostenibile e economia circolare: la mia idea di futuro
Il nostro approccio alla sostenibilità nasce da un’esigenza precisa: rendere il più possibile il nostro stabilimento di Caraglio autonomo dal punto di vista energetico e ridurre al minimo l’impatto ambientale. Abbiamo investito in un impianto a biomassa alimentato da grassi animali che genera 1.700 KW/ora e in un esteso sistema fotovoltaico da 800 kilowatt installato sui tetti dei capannoni.
È un modello industriale che integra davvero economia circolare, efficienza e responsabilità. Lavorando da sempre con la plastica, so bene quanto sia facile demonizzarla. Ma sono convinto che il problema non sia il materiale in sé, bensì l’uso che se ne fa.
Gli scarti non sono rifiuti ma risorse: vengono recuperati, selezionati e trasformati in nuovi prodotti. Quando penso al futuro, non posso immaginare una crescita che non sia anche sostenibile. Non solo per ragioni etiche, ma perché è l’unica strada solida dal punto di vista industriale.
Io ed Enrico: due ruoli diversi, una sola direzione
Oggi coordino il gruppo insieme a mio fratello Enrico. Io lavoro per lo più all’estero: viaggi, fiere, negoziazioni, visite agli stabilimenti e ai clienti. Lui è il custode degli impianti, della produzione, è responsabile delle risorse umane e dell’efficienza interna. Ci confrontiamo quotidianamente, ma non abbiamo mai dovuto “dividerci” i ruoli a tavolino: la complementarità è nata in modo naturale, partendo dai nostri caratteri e dalle nostre passioni.
Questa divisione ci permette di tenere insieme due dimensioni fondamentali: la capacità di leggere il mondo, intercettando bisogni e tendenze, e la capacità di tradurre tutto questo in processi concreti, controllabili, scalabili. Attorno a noi c’è una squadra di circa cento collaboratori, tra Italia e estero. Molti sono con noi da anni, alcuni da decenni.








