Unico esponente in Italia del movimento Studio Glass

XX Giochi Olimpici Invernali di Torino testimonial artistico nel 2006

Nel 2006 la città di Acri gli dedica il MACA che ospita una collezione permanente delle sue opere

Decine di mostre ed esposizioni in tutto il mondo

Silvio Vigliaturo

Artista e maestro indiscusso del vetro

“Tratto, bozzetto: dipinto, scultura, architetture, installazioni. Tutto nasce da questo. L’ispirazione arriva anche lavorando perché mi trovo nel luogo ideale, la mia bottega, dove vivo e respiro”.

La Storia

La Storia integrale di Silvio Vigliaturo.

L'Adesione

La Testimonianza di Silvio Vigliaturo.

La Premiazione

Premiazione Silvio VigliaturoGalà delle Eccellenze Italiane – 8 Dicembre 2016.

Il mio paese natale

“Bella è la patria mia coi suoi vigneti, col suo vecchio castello e i suoi torrenti. Limpide son le sue fontane, e i venti sospirano d’amor per gli uliveti. Di monti coronata e di querceti sfidò l’ira dei nembi e dei potenti, culla di forti, impavidi ed ardenti, di martiri, di santi e di poeti.”

La dolcezza di un dimorare che senti tuo, l’orgoglio di un’appartenenza, il fascino di una natura integra e amica dell’uomo risuonano in questa poesia in cui Vincenzo Julia parla di Acri, il suo paese natale. Queste emozioni sono anche mie, perché Acri è il luogo nel quale anch’io sono nato…
Prima di partire per il Nord vivevo con la mia famiglia nel cuore del centro storico di Acri, in un vicolo che sbuca sulla strada recante il nome del poeta citato poche righe or sono.
Sono nato il 3 febbraio del 1949: la guerra era finita da poco e i tempi erano ancora molto difficili.

La partenza per il Piemonte

Avevo due genitori meravigliosi, che non solo amavano noi figli, ma sapevano comprenderci e stimolarci con affetto…
Amo il disegno e la pittura sin dalla più tenera età: forse anche perché vedevo mio padre dilettarsi in questo modo durante le lunghe serate invernali con la famiglia riunita intorno al camino.
Nel 1961 mio padre morì prematuramente: io avevo 12 anni…Trascorse un po’ di tempo e mia madre mi parlò come fossi stato un adulto: papà non c’era più ed eravamo rimasti soli io e lei. I miei fratelli vivevano già in Piemonte per lavoro: noi avremmo potuto rivederli una volta all’anno, quando fossero venuti in vacanza d’estate, oppure potevamo andare noi lì, trasferendoci definitivamente per riunire la famiglia.
Il viaggio in treno per andare in Piemonte fu davvero orribile… Approdammo alla stazione di Torino distrutti dalla stanchezza…Era una bellissima giornata di marzo, la ricordo come fosse ora, con un sole splendido che contraddiceva quanto mi era stato detto del Piemonte e cioè che c’era sempre la nebbia.

Chieri

Entrati in paese con l’auto, ci fermammo davanti all’arco di Chieri, che è una struttura bellissima. Quel sole, quel cielo azzurro, quell’arco che sembrava fatto apposta per accogliere i nuovi arrivati: ogni cosa quel giorno fu fonte di emozioni positive, l’incipit di un percorso costruttivo e ricco di cose buone e belle.
Il Piemonte mi ha subito preso, nel senso migliore del termine, e mi ha consentito di fare molte esperienze interessanti. Non ho avuto nessun problema a inserirmi nel nuovo ambiente; le mie uniche difficoltà furono legate alla scuola…Certo c’è da considerare che in contemporanea, al pomeriggio, come si usava anche in Calabria, andavo già a bottega.

La bottega del vetro

A scegliere il tipo di apprendistato che avrei dovuto fare non fui io, ma mia madre…

In quella bottega ho conosciuto, per la prima volta nella mia vita, il fascino del vetro: è una materia molto duttile, che permette di fare delle cose straordinarie; e, soprattutto, contiene il colore. È stato questo che mi ha affascinato da sempre; mentre negli altri materiali che si adoperano per fare sculture il colore è in superficie, nel vetro il colore è all’interno. Questo è un fatto incredibile.
Avevo tredici anni e…mamma mi portò all’interno di una vetreria d’arte che all’epoca era, e si poteva dire a ragione, ancora una bottega medievale..E quella bottega è stata la mia fucina in tutto: appena entrato ho visto cose affascinanti, che non credevo potessero essere realizzate, invece lì erano pane quotidiano.

Il professor Gigi Bertagna

Nella bottega c’era il maestro, ma lui non era del tutto autosufficiente. Veniva, talvolta, un altro personaggio che era un professore d’accademia, Gigi Bertagna, e che era chiamato per dipingere le cose più importanti di una figura umana…Io ero arrivato lì da sei o sette mesi e il professore non mi aveva mai rivolto la parola. E poi accadde una cosa fantastica: una sera si presentò a casa mia, dove io vivevo solo con mia madre. Avevamo già il campanello. Suonò e mamma andò dal balcone a vedere chi era…Lo facemmo salire, mamma gli offrì il caffè dopodiché chiese il motivo per cui era venuto e lui: “Ho visto il suo ragazzo in bottega, mi interessa molto; se lei è d’accordo, visto che di giorno lavora, sono disponibile a fargli scuola la sera”.

Così cominciai ad andare tre sere alla settimana nel suo studio. Lui era già avanti con gli anni, ma anche il maestro di bottega lo era…
Il maestro di bottega morì; poi, dopo un bel po’ di anni, nel 1987, morì anche il professor Bertagna a novantasei anni, seguendomi fino a 6 mesi prima di morire. L’avevo conosciuto negli anni ’60, morì negli anni ’90…Gli devo infinita gratitudine. In tutto questo dovetti partire per fare il militare…

La mia bottega

Quando tornai dal militare il maestro voleva che io rilevassi la sua bottega. Ma io avevo avuto modo di riflettere e avevo deciso che non volevo rilevare la sua bottega, semmai aprire la mia.

Così continuai la mia sperimentazione sulla pittura per cercare un mio pensiero, una mia visione…
E quindi aprii la mia bottega e feci dieci anni, anzi undici, di studio sul paesaggio urbano. E nel contempo cominciai a partecipare a concorsi di pittura, a quel tempo ce n’erano veramente tanti. Avevo conosciuto, intanto, altre realtà pittoriche, con espressioni che mi interessavano tantissimo e anche questo costituì un insieme di esperienze significative fino a quando accadde qualcosa che poi cambiò il corso della mia vita.

Il duomo di Chieri

Era il 1985: venne a trovarmi in bottega un personaggio della città molto importante… Disse che era venuto perché avevano bisogno di rifare le vetrate del Duomo: alcune erano addirittura pericolose…Dopo mesi di insistenza alla fine mi disse: “Non puoi dirmi di no…Proviamo!”.
Ed eccomi qua…questa mia sperimentazione, che partì nell’ottantacinque, culminò nel ‘93. E proprio in quell’anno nacque la mia prima scultura in vetro; ma nel frattempo, in quegli anni avevo fatto tutte le vetrate del Duomo e quelle di altre chiese che mi erano state commissionate.
Insieme ad altre commesse per fare vetrate ho avuto modo di sviluppare una nuova visione di seguito rivelatasi un movimento artistico mondiale chiamato Studio Glass. Ma questo è un altro capitolo, che non posso trattare qui per ragioni di spazio e perché mi premeva di più tornare a quei primi passi che hanno determinato il mio destino di uomo e di artista.

Considerazioni finali

Mi ritengo un uomo fortunato: il mio percorso artistico non si è mai fermato…

Sono stato protagonista di centinaia di mostre ed esposizioni in Italia e nel mondo, testimonial artistico dei XX Giochi Olimpici Invernali, svoltisi a Torino nel 2006, e della Regione Calabria all’Expo Shanghai 2010 e all’Expo Milano 2015, testimonial nel mondo dell’Università della Calabria; a inizio 2013 ho preso parte alla mostra Contemporary Glass Sculpture, dell’Orlando Museum of Art, che raccoglie i più importanti artisti del vetro, in occasione dei cinquant’anni del movimento Studio Glass, di cui sono l’unico rappresentante in Italia.

Acri, il mio paese natale, mi ha dato la direzione artistica del MACA (Museo Arte Contemporanea Acri) che, inaugurato nel giugno del 2006, ospita oggi una collezione permanente delle mie opere.

Come concludere questa piccola galleria di ricordi? Posso dire che nella mia vita, sin da bambino, ho sempre lavorato…Non ho mai aspettato l’ispirazione perché la mia scuola, cioè il mio voler essere artista, secondo quanto mi ha inculcato il prof. Bertagna, non corrispondeva a quello.

Non si aspetta l’ispirazione; l’ispirazione la si cerca, si costruisce giorno per giorno, riempiendo tante altre scatole di cartone. Poi, al momento giusto, chissà perché, vai ad attingere da una di quelle scatole che hai riempito e trovi sempre quello che stai cercando.