Fratelli Bonfanti: tra i clienti Armani, Disney e Giochi Preziosi. Serena e Chiara: la terza generazione di famiglia che porta avanti un’eredità interessante del Made in Italy.

Fratelli Bonfanti, fondata da Angelo Walter Bonfanti nel ‘45 in Barriera, oggi a dispetto del nome, è guidata dalle due sorelle, Serena e Chiara, la terza generazione di famiglia. Da un po’, infatti, affiancano il papà Mario Bonfanti, 71 anni, nella gestione degli agenti esteri e dei fornitori, portando avanti un’eredità interessante del Made in Italy.

Dai primi accessori in galalite e madreperla intagliata a mano, Bonfanti è passata a una produzione massiva che sforna circa 5 milioni di pezzi all’anno nei materiali più disparati: poliestere, acetato, metallo, nylon, ma anche cuoio, legno e corno. Le macchine che li realizzano sono in due fabbriche nel Bergamasco, «l’ultima Thule del bottone», come sottolinea Mario, oggi titolare in procinto di lasciare il timone alle figlie. Cuore e mente però rimangono a Barriera, in questa casa dove tutto ebbe inizio e dove i bottoni nascevano al piano terra per poi essere imbustati ai piani superiori. È proprio Mario con il fratello Elio ad allargare negli anni ‘60 i confini della ditta paterna.

«Il bottone è un prodotto a basso valore aggiunto, dopo gli anni del Boom, prese piede la manifattura nei Paesi del Terzo mondo allora con altre 13 aziende creammo la Fiera del Bottone di Piacenza dato che agli stranieri piacevano i nostri prodotti», ricorda l’imprenditore. E così si amplia la rete degli agenti: la Francia non solo Parigi, la Svizzera, l’Olanda, il Brasile, la Germania; e dei distributori in America, Svezia, Cipro e Giappone. L’estero vale il 73% dei ricavi di Bonfanti, oggi pari a un milione di euro. «Eravamo abituati a fare il nostro campionario per mercerie specializzate in giro per il mondo, i nostri bottoni oggi si trovano a Tokyo da Mitake o a San Francisco da Britex Fabrics, è una clientela che vende a sua volta al privato». Anche se non mancano clienti di un certo livello come Giorgio Armani. O la Disney, con cui è stato stretto un accordo di licenza per dei bottoni ispirati ai personaggi dei suoi cartoni animati. Assieme alla Giochi Preziosi invece sono nati gli «Sbottonati», e poi con l’artista Paolo Jins Gillone le t-shirt «La guerra dei bottoni», su cui, a differenza del famoso romanzo di Jean Pierre Leaud, si possono applicare bottoni con scritte e disegni. «Dobbiamo cambiare — riflette — perché il nostro prodotto venga comprato. La Apple presenta ogni anno lo stesso prodotto, noi invece dobbiamo escogitare tutti i giorni qualcosa di diverso».

Fonte: Corriere Torino