Italia Creativa, giunta alla sua seconda edizione, si propone di offrire una visione complessiva dell’Industria della Cultura e della Creatività italiana, ovunque sinonimo di eccellenza, ancora oggi non sufficientemente valorizzata. L’Italia, come noto, gode di un passato prestigioso, retaggio di un popolo che ha da sempre contribuito con il proprio ingegno allo sviluppo e all’arricchimento di un patrimonio culturale e creativo unico al mondo.

Italia Creativa: studio sull’Industria della Cultura e della Creatività in Italia

Seconda edizione

Ernst & Young con il supporto del Ministero dei Beni Culturali e un gruppo di associazioni e società (tra cui Confindustria, Siae e PMI), ha pubblicato pochi giorni fa il secondo studio (qui l’originale) sull’industria della cultura e della creatività in Italia. Un lavoro non facile, perché se tutti possono convenire su aspetti quali il contributo in termini di identità e di vitalità del Paese e sull’importanza in termini sociali dei beni culturali e delle arti, meno scontato è trovare elementi comuni tra i diversi comparti, settori e sottosettori afferenti alla creatività e alla cultura quando si vuole misurare il contributo al Pil e all’occupazione.
Italia Creativa nasce con l’obiettivo di identificare il valore riconosciuto attualmente al comparto, così da tendere ad una adeguata valorizzazione del medesimo. Ad oggi creatività e cultura hanno un valore economico e sociale importante, in termini sia di volume d’affari sia di occupazione, ma vanno sostenute e messe in condizione di esprimere tutto il potenziale ancora non sfruttato. A un anno di distanza dal primo studio, Italia Creativa si impegna a riproporre le analisi quantitative e qualitative in continuità con l’approccio metodologico e i criteri adottati in precedenza. La nuova edizione, inoltre, vuole essere più propositiva, ponendo maggiormente l’attenzione su due temi d’interesse comune per l’intera Industria Culturale e Creativa italiana: minacce per il settore e opportunità di crescita ancora da sfruttare. Inoltre, lo studio propone nuovi approfondimenti sugli attori coinvolti e sulla filiera per ciascun settore analizzato. A questo scopo sono stati coinvolti ancora una volta le principali associazioni ed esponenti di settore, senza la cui adesione uno studio di tale portata e con queste aspirazioni sarebbe stato impossibile da realizzare.
Rispetto alla prima, inoltre, la seconda edizione del lavoro pone l’attenzione anche sulle minacce individuate per questo settore, che sono due: il value gap – la remunerazione iniqua derivante dal mancato riconoscimento di una parte consistente del valore generato all’interno della filiera – e la pirateria, che toglie al sistema dai 4,6 agli 8,1 miliardi di euro, a seconda delle stime.

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Il giro d’affari

Ma andiamo subito ai numeri. La filiera creativa italiana in Italia vale 48 miliardi di euro pari al 2,9% del Pil del Paese. Questa cifra colloca il settore davanti al segmento delle telecomunicazioni (38 miliardi di euro) e subito dopo quello dell’industria chimica (50 miliardi di euro) e automobilistica (60 miliardi).

Sotto il profilo occupazionale l’incidenza è ancora più significativa: oltre un milione di addetti a livello complessivo nel 2015, di cui oltre 880 mila diretti, pari al 4% della forza lavoro italiana, con un tasso di crescita dell’1,7% (+15 mila) rispetto all’anno precedente.

In dettaglio, l’Industria della Cultura e della Creatività in Italia ha generato, nel 2015, un valore economico complessivo di 47,9 miliardi di euro. Di questi, l’86% sono diretti: derivano da attività legate direttamente alla filiera creativa, quali la concezione, la produzione e la distribuzione di opere e servizi culturali e creativi. Il restante 14% è invece costituito da ricavi indiretti.

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Il numero di occupati

Questo insieme di sottosettori (sono 11) ha creato 1,03 milioni di posti di lavoro.

Il sottosettore più grande in termini di giro d’affari è l’audiovisivo (14 miliardi di euro) che dà lavoro a 180.500 persone, mentre per numero di occupati al primo posto si piazzano le arti visive (250.200 unità) per un giro d’affari di 11,9 miliardi di euro, seguite dalla musica (168.900 occupati) che però vale poco meno della metà: 4,7 miliardi di euro.

Lo stesso valore dell’industria dei quotidiani e periodici (4,7 miliardi) che occupa 94.000 persone, che però è l’unico sottosettore in contrazione. Rilevanti sono anche la pubblicità (7,4 miliardi e 92.600 occupati), le arti performative (172.400 lavoratori e ricavi totali per 4,7 miliardi di euro), i libri (141.000 occupati per un giro d’affari di 3,1 miliardi) e i videogiochi (3,4 miliardi e 15.200 lavoratori), il sottosettore che cresce di più in termini occupazionali.