Fortunato Iuzzolini

Fortunato Iuzzolini

Tenuta Iuzzolini

Ho fondato tutta la mia vita sui sani principi: la cosa più importante. Lascio un bagaglio di esperienze, di amicizie e di valori a coloro che reputo la cosa più importante della mia vita: i miei figli”.

Fortunato Iuzzolini

Nasce la storia

Nella prima metà del ’900 Cirò accoglie fattorie e casolari immersi tra uliveti ed estese pianure di vigneti. Fortunato Iuzzolini nasce il 22 marzo 1939, primogenito dei cinque figli avuti da Rosa e Diego Iuzzolini, imprenditore agricolo della borghesia locale, uomo severo e gran lavoratore: due caratteristiche che trasmette ai figli e soprattutto al giovane Fortunato che trascorre le sue giornate frequentando la scuola e affiancando il padre nel lavoro. Conseguita la licenza media decide di iscriversi al Liceo-Ginnasio; ma la vera formazione la consegue sul campo, nel mondo del lavoro.

Intanto nell’Italia di quel tempo era appena iniziata la ricostruzione; la seconda guerra mondiale aveva provocato ferite profonde che i vari governi stavano cercando di lenire anche con provvedimenti di cooperazione e scambi per favorire l’indotto di manodopera. I governi della Repubblica italiana e della Repubblica federale tedesca firmarono, il 20 dicembre 1955, l’accordo per il reclutamento e il collocamento di manodopera italiana nella Germania federale. Così Fortunato, che intanto aveva già iniziato a lavorare nel mondo del commercio, decide di fare il grande salto e di emigrare oltre i confini nazionali, in Germania.

Dal sole al grande freddo

Siamo nel 1960, il boom economico è appena iniziato. Fortunato, poco più che ventenne, determinato e infaticabile, decide dunque di tentare la fortuna trasferendosi a tantissimi chilometri di distanza da casa e dai suoi affetti. Lascia il caldo sole della Calabria per raggiungere Stoccarda, nella fredda regione del Baden-Württemberg in Germania. Appena arrivato inizia a lavorare in una fabbrica e viene notato subito dal titolare che, intravedendone le capacità comunicative e il livello di istruzione sopra la media, lo promuove e lo trasferisce in amministrazione.

Con il titolare nasce un’amicizia che oltrepassa anche le ore lavorative. Fortunato riesce in poco tempo ad ambientarsi in una terra straniera che lo accoglie come un figlio e, nel giro di qualche mese, la voglia di crescere e creare qualcosa di suo lo porta alla nascita della prima attività. Grazie ai risparmi accumulati e al provvidenziale prestito, restituito in pochissimo tempo, del suo titolare ormai grande amico, si mette in proprio.

Appreso bene il tedesco e superato positivamente un corso di formazione per l’abilitazione all’attività commerciale, inizia il nuovo ed esaltante percorso professionale che lo vede diventare in poco tempo un vero imprenditore. Apre “Ice Cafè Garda”, un bar-gelateria e ogni giorno, alle 3 del mattino, si alza per preparare gelati e andare in giro a vendere bibite e prodotti gastronomici ai piccoli commercianti del posto.

Dopo anni di sacrifici, il 17 novembre del 1964 inaugura il suo primo supermercato alimentare: “Europa-Markt”, un trionfo di specialità gastronomiche italiane e di importanti marchi come Fabbri, Barilla, Cynar; e poi di vini pregiati come Barolo e Chianti. La cerimonia di inaugurazione viene addirittura ripresa dalla stampa locale. Fortunato è un vulcano e, in breve tempo, intraprende una serie di iniziative commerciali aprendo ristoranti, gelaterie e negozi, tutti rigorosamente Made in Italy.

Un faro per gli altri

Gli affari vanno a gonfie vele. Fortunato diventa il punto di riferimento di molti italiani che emigrano in Germania per costruirsi un futuro. Stringe amicizia con il console dell’ambasciata italiana e si prodiga personalmente per aiutare tanti immigrati alle prese con problemi di varia natura: dalle pratiche burocratiche al reperimento di un alloggio e di un lavoro.

La sua ditta di import/export si espande sempre di più con la vendita di prodotti agroalimentari esclusivi e dei migliori marchi italiani. Riesce inoltre ad ottenere la concessione per la commercializzazione di attrezzature e arredi per bar, ristoranti, pizzerie e locali commerciali. Infine crea la ricetta di un amaro, distinguendolo per la sua unicità, in tutta la Germania. Un liquore davvero speciale presentato sul mercato come Amaro Iuzzolini. Nel suo percorso di crescita arriva ad assumere più di 20 dipendenti, ottenendo diversi riconoscimenti dalle autorità tedesche: dal console italiano del tempo alle aziende rappresentate.

Si sposa, e il 30 luglio del 1966 nasce il primogenito che chiama come il padre, Diego Andreas, richiamando le radici e rispettando le tradizioni della propria terra. Il 1 novembre 1976 nasce il secondo figlio, David Pasquale.

In Germania Fortunato costruisce un piccolo impero riuscendo a tenere alto il prestigio e il nome dell’Italia, rispettoso delle regole della nazione ospitante ma sempre proteso a promuovere, con professionalità e amore, tutto ciò che fosse italiano.

L’ascesa anche sociale dell’attività di Fortunato è ragguardevole: sfidando i pregiudizi dell’epoca, contribuisce a creare centinaia di posti lavoro per i suoi connazionali. La Germania era diventata la sua seconda patria e, soddisfatto del percorso, ma con l’orgoglio di uomo del sud radicato alle sue origini, decide di tornare a casa. Il desiderio di respirare di nuovo quei profumi inconfondibili, rivedere quei colori e riabbracciare i familiari è troppo forte: nel 1978 ritorna in Calabria.

 

Il ritorno alle origini

Fortunato, appena tornato a Cirò Marina, fonda la “Ditta Iuzzolini Fortunato, vendita al dettaglio e all’ingrosso di prodotti e macchinari per l’agricoltura. Nel giro di pochissimo tempo, questa nuova creatura diventa una delle più grandi aziende commerciali della provincia. Contemporaneamente dà vita ad un’azienda agricola che porta il suo stesso nome, “Azienda Agricola Iuzzolini Fortunato, nata dall’amore per la natura e per gli animali da allevamento, in particolare buoi da corsa e bovini di razza podolica.

Nel 1985 i continui viaggi tra Calabria e Germania terminano con il perfezionamento della vendita di tutto il patrimonio che aveva creato in terra tedesca.

La vita è fatta anche di incontri, e un giorno, entrando in una piccola oreficeria, Fortunato fa un incontro inaspettato che cambierà la sua vita. Scorge una ragazza minuta, bellissima e, dopo aver incrociato il suo sguardo, se ne innamora perdutamente: il suo nome è Giovanna Colicchio.

 

Nasce una grande famiglia

Nel 1979 Fortunato corona il suo sogno d’amore, sposando Giovanna: il 27 novembre del 1980 nasce il loro primo figlio, Pasquale. Nel giro di pochi anni, esattamente il 14 maggio 1982, nasce Antonio e il 18 ottobre del 1983 nasce Rosa.

Fortunato e Giovanna sono genitori severi ed attenti all’educazione dei figli. Nonostante il suo carattere deciso e vigoroso, Fortunato è un padre presente e assegna ai figli appena possibile delle responsabilità per avvicinarli al suo mondo. Una scelta che porterà loro a seguire le orme del padre nelle svariate attività, ritenendolo una figura essenziale, un esempio e un modello, senza la quale non sarebbero diventate le persone che oggi sono.

 

La Tenuta Iuzzolini

Negli anni ‘90 Fortunato si dedica alle aziende costruite con costanza e con quel piglio tedesco e meticoloso che si porta dietro dagli anni della gioventù trascorsa in Germania.
Nel 2000 grazie ad una felice intuizione, Fortunato, con l’aiuto dei figli, fonda la “Tenuta Iuzzolini, una realtà nata per la coltivazione dei vigneti e degli uliveti e per l’allevamento di bestiame. I figli diventano il motore pulsante dell’azienda. Pasquale, Antonio e Rosa gestiscono le attività nel campo agricolo e vitivinicolo, mentre Diego, con continuità, gestisce l’attività commerciale “Iuzzolini Fortunato“. Nonostante gli anni, ancora oggi, Fortunato è il primo ad arrivare sul posto di lavoro e l’ultimo ad andare via.

Con “Tenuta Iuzzolini” si realizza un sogno: creare una cantina moderna, a misura d’uomo, con annesso museo della civiltà contadina e della vitivinicoltura. Il recuperare e valorizzare i vitigni autoctoni calabresi, attraverso innovazioni tecnologiche e nel rispetto delle tradizioni, consente la commercializzazione di un prodotto che rispecchia i valori del suo fondatore e del territorio che l’ha visto nascere.

La prima pietra

Quando nel 2004 fu posta la prima pietra per costruire la cantina, Fortunato ed i suoi figli non potevano forse neanche immaginare il grande successo che i loro vini avrebbero raggiunto nel giro di pochissimi anni.
Per volere di Fortunato nasce un vino bianco di lunghissima vita, il “Donna Giovanna”; esso crea sensazioni ed emozioni uniche, trasmettendo amore e passione: quelle che lui ha provato quando ha conosciuto, sin dal primo momento, sua moglie Giovanna. Una donna che non ha mai smesso di amare, tanto da dedicarle l’etichetta che riporta il ritratto del suo volto.

Vini di eccellenza

Per volere dei figli nasce un vino rosso amabile come il loro padre, il “Principe Spinelli”, un nome legato al territorio che riporta in calce, sull’etichetta, la firma di Fortunato. A questo si aggiunge anche lo spumante “Don Fortunato”, una gioiosa fontana di bollicine effervescenti che nel gusto rispecchia il carattere e la vita di chi arde di un fuoco dai mille colori che non si cura del vento ma riempie l’aria di faville. Anche in questo caso nell’etichetta il nome del fondatore Fortunato, e se ne intravede l’anno di nascita “1939“.

La Fattoria San Francesco

Nel 2013, forti del successo della tenuta, Fortunato e i figli rilevano un’antica proprietà, situata anch’essa nel cuore del Cirò Doc, in località Quattromani, a poca distanza dal mare.
Fortunato porta sempre avanti la filosofia che lo ha reso vincente, conciliando le più moderne tecniche enologiche con la tradizione bimillenaria del territorio. In questa nuova avventura decide di creare un vino rosato che si distingue e che non si dimentica mai: il “Donna Rosa”, che racchiude in sé le infinite anime delle donne che nel casato portano questo nome nobile, dedicandolo in particolare a Rosa, la sua unica figlia.

Il museo del vino Cirò e della civiltà contadina

Fortunato, con orgoglio e passione, è impegnato a cambiare il gusto del bere in Calabria puntando su tre aspetti importanti: qualità, innovazione e forza della tradizione. Il connubio storico-culturale è per Fortunato motivo di approfondimento delle radici, per capire meglio il passato e migliorare il futuro a partire appunto dalla cultura del “ciò che è stato”. Per suo volere nasce, all’interno dell’azienda, il “museo del vino Cirò e della civiltà contadina, ribadendo in tal modo ancora una volta la volontà di salvaguardare e valorizzare il patrimonio culturale contadino. Un modo per far conoscere ai giovani le testimonianze legate al territorio cirotano, tramandando quel sapere che altrimenti si sarebbe perso nel tempo. Fortunato si adopera personalmente nel reperire tutto il materiale dell’antica area rurale cirotana costituito dagli utensili di svolgimento dei mestieri del tempo. Sono presenti all’interno del polo anche oggetti caratteristici provenienti da una cantina del 1800 che qualificano ulteriormente la struttura.