Lo sapete: per Eccellenze Italiane il mio lavoro è andare a cercare storie che lasciano un segno.
Storie che nascono dalla conoscenza, dalla visione, dal coraggio di chi ha cambiato davvero le cose.
È con questo spirito che sono stato all’Università di Padova, non per una visita formale, ma per incontrare dei più grandi scienziati e inventori italiani viventi, figura chiave nella storia dell’informatica mondiale, che ha inciso profondamente sul nostro tempo: Federico Faggin.
Federico Faggin
Nato a Vicenza nel 1941, Faggin è un fisico, ingegnere elettronico e imprenditore italiano naturalizzato statunitense.
È universalmente riconosciuto come il padre del microprocessore per aver progettato, all’inizio degli anni Settanta, l’Intel 4004, il primo microprocessore commerciale della storia.
Un singolo chip capace di concentrare funzioni che fino ad allora richiedevano interi sistemi elettronici.
Il suo contributo non si limita al progetto del microprocessore.
Faggin è anche l’inventore della tecnologia MOS a gate di silicio, una svolta tecnica fondamentale che ha reso possibile la produzione industriale dei circuiti integrati moderni. Senza questa innovazione, l’evoluzione dell’elettronica, dei computer personali, degli smartphone e dell’intera economia digitale non sarebbe stata possibile.
Dopo l’esperienza in Intel, Faggin ha fondato Zilog, azienda che ha sviluppato il celebre microprocessore Z80, uno dei chip più diffusi e utilizzati nella storia dell’elettronica, ancora oggi impiegato in numerosi sistemi industriali ed embedded.
Successivamente ha fondato Synaptics, società pioniera nelle tecnologie di interfaccia uomo-macchina, responsabile dello sviluppo dei touchpad e dei touchscreen utilizzati in milioni di dispositivi nel mondo.
Il percorso di Federico Faggin è quello di uno scienziato-imprenditore capace di trasformare la ricerca in innovazione industriale concreta, creando aziende, mercati e nuove professioni.
Il suo lavoro ha avuto un impatto diretto sull’economia globale, sulla produttività industriale e sul modo in cui l’essere umano interagisce con la tecnologia.
Negli ultimi anni Faggin ha ampliato il proprio campo di studio, dedicandosi alla ricerca sulla coscienza e sui fondamenti scientifici dell’esperienza umana, con un approccio che unisce fisica, neuroscienze e filosofia della mente. Un percorso che non rinnega la scienza, ma ne indaga i limiti e il rapporto con l’essere umano.
Incontrarlo oggi significa confrontarsi con una delle menti che hanno letteralmente cambiato il mondo, prima costruendo i mattoni dell’era digitale, poi interrogandosi sul senso profondo del progresso.
Il racconto completo di questo incontro lo vedrete presto. Qui, intanto, il punto fermo: senza Federico Faggin, il presente tecnologico che diamo per scontato non esisterebbe.
