Eccellenze Aperte, lo spazio dove le relazioni prendono forma
Milano, 13 dicembre 2025
Ci sono serate che nascono come eventi e finiscono per diventare qualcos’altro. La quarta edizione di Eccellenze Aperte ospitata il 13 dicembre nella casa milanese di Annamaria Bernardini De Pace, tra le voci più autorevoli del diritto di famiglia in Italia, è stata una di queste. Non un incontro di networking, ma un racconto corale, vivo, imprevedibile, in cui le storie hanno preso il sopravvento.
Ideato da Piero Muscari, storytailor e fondatore del progetto Eccellenze Italiane, Eccellenze Aperte nasce per creare relazioni B2B attraverso il racconto diretto delle esperienze. In questa occasione, però, il racconto ha cambiato passo, diventando memoria, arte, confronto, a tratti anche scomodo, su cosa significhi oggi libertà, responsabilità, autenticità. La serata si è aperta con un omaggio intenso a Ornella Vanoni.
Avrebbe dovuto essere presente. Non lo è stata. E proprio per questo è stata ovunque. Un video, le parole di chi l’ha conosciuta davvero, il racconto degli ultimi istanti, delle sue volontà, di un funerale trasformato in atto artistico e collettivo. Non celebrazione, ma verità. Ornella come simbolo di libertà assoluta, di disciplina ferrea, di dedizione totale al mestiere, di una voce capace di respirare prima ancora che cantare. Annamaria Bernardini De Pace, che con Ornella ha condiviso un’amicizia lunga una vita, ne ha restituito un ritratto intimo e non celebrativo: “Il suo messaggio più grande? La libertà. Lei non ha mai avuto paura di nessuno”.
Arte, impresa e libertà: storie che non seguono copioni
Da qui hanno preso il via direzioni inattese. L’arte è entrata in salotto non come ornamento ma come posizione, con l’intervento di Ercole Pignatelli, pittore e maestro dell’arte italiana contemporanea, che ha conosciuto Ornella nel 1954 e ha avuto una storia con lei. Artista libero e radicale, Pignatelli ha offerto un racconto viscerale, ironico, senza filtri, rimettendo al centro una domanda tanto semplice quanto scomoda: che cos’è davvero l’arte oggi. “L’arte è tutto e non è nulla, perché se senti veramente di essere un artista devi associare alla libertà assoluta dello spirito tutto ciò che ti circonda. Non puoi scendere a compromessi”.
Accanto a questa visione radicale è emersa un’altra forma di creazione: Giovanni Macrì, odontoiatra conosciuto come il “Dottor Sorriso”, ha raccontato una professione che diventa gesto artistico e responsabilità sociale. Ideatore della “telegenia del sorriso” e pioniere nell’utilizzo dello zirconio, oggi adottato dall’ottantacinque per cento dei dentisti nel mondo, Macrì ha riportato l’attenzione sul valore umano del suo lavoro: “È tutto cambiato e oggi non è più lo sguardo, ma il sorriso, la principale fonte di comunicazione”.
Da qui il racconto si è spostato sui grandi scenari economici e geopolitici con Cino Serrao, imprenditore e autore del libro “I cugini presenti”, che ha analizzato il rapporto storico tra Italia e Francia: “Negli ultimi anni da Parigi arriva sempre un’aria di superiorità, così densa da potersi tagliare a fette e servire in tavola, magari con un po’ di burro salato della Bretagna. L’Italia è rappresentata come sorella minore”. Una lettura che, secondo Serrao, impone al Paese di tornare a ragionare come sistema. L’innovazione ha attraversato la serata senza mai perdere il contatto con l’umano.
Dal mondo del pet care, Monica Gagliardi, manager di Arcaplanet, ha raccontato come l’azienda abbia intercettato nuovi bisogni sociali legati alla relazione uomo–animale, integrando impresa e responsabilità: “Abbiamo creato una Fondazione che dà continuità a progetti già attivi: aiutiamo oltre cinquecento canili e gattili e finanziamo programmi di training per cani destinati alle persone non vedenti”.
Dalla cura degli animali alla moda. Fondata nel 2010 da Monica Bianco, Mia Bag nasce nel pieno della crisi economica e costruisce il proprio successo su borse riconoscibili per identità e personalizzazione, cresciute inizialmente grazie al passaparola e poi affermatesi anche all’estero. “Le mie borse si riconoscono dalle iniziali e dai patch, ma soprattutto dalla capacità di adattarsi a chi le sceglie, anche all’estero, senza perdere identità”.
Sul fronte internazionale, Alfredo Carmine Cestari, presidente dell’omonimo gruppo e della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale, ha indicato l’Africa come una delle aree più promettenti per le imprese italiane, grazie a una crescita demografica ed economica sostenuta e a una forte domanda di competenze nei settori agroalimentare, energetico e sanitario. In questo scenario, il Piano Mattei e il ruolo del Marocco come hub strategico rappresentano strumenti concreti: “Oggi l’Africa è la più grande opportunità di sviluppo per le imprese italiane, anche grazie al Piano Mattei e a un rapporto storico fondato sulla cooperazione”.
Sul fronte del diritto e della sicurezza, Maria Giosè Falcicchia, già dirigente della Polizia di Stato, ha ripercorso un lavoro costruito su rigore e umanità, dalla guida della sezione antirapine della Squadra Mobile di Milano alla nascita del protocollo Eva, oggi denominato Scudo, adottato a livello nazionale contro la violenza di genere, fino alle operazioni internazionali con Interpol: “Il senso dello Stato è applicare la legge senza perdere il rispetto per le persone”.
Ancora sul piano internazionale, Giuseppe Romeo, consulente e profondo conoscitore del continente africano, ha portato uno sguardo vissuto su un’Africa troppo spesso fraintesa, raccontandone il potenziale reale per imprese e professionisti italiani e il valore dell’accompagnamento nei giusti contesti: “Oggi è il momento migliore, perché l’Africa sta cambiando e c’è una voglia reale di crescere”.
Rispondendo alle domande di un’ospite, Annamaria Bernardini De Pace ha ripercorso il proprio cammino personale e professionale fino alla scelta di diventare “l’avvocato dei figli”, spostando il diritto di famiglia dal conflitto tra coniugi alla responsabilità genitoriale: “La casa resta ai figli e sono i genitori ad alternarsi, perché il problema non sono i figli ma il conflitto degli adulti”. Michelangelo Tagliaferri, fondatore di Accademia di Comunicazione e presidente del Comitato Scientifico di Eccellenze Italiane, ha condiviso una riflessione sul valore delle relazioni, sull’autenticità dello stare insieme e su quella che ha definito un’educazione all’intuizione.
Al centro, l’immagine delle “labbra del cuore”, come luogo da cui nasce ogni comunicazione vera, capace di creare risonanza prima ancora delle parole: “se non sei risonante con te stesso, non sei pronto a incontrare l’altro”. Da questa visione nasce anche Twin, il nuovo progetto formativo che segna un rinnovamento di Accademia dopo quarant’anni di storia, una “scuola che non c’è” pensata come spazio aperto e condiviso, in cui le storie diventano strumento educativo e il sapere si costruisce nel tempo dell’ascolto.
A chiudere il cerchio, la consegna del Premio Eccellenze Italiane a Massimo Albertengo, che non aveva potuto ritirarlo durante il Galà 2023 a causa di un disguido ferroviario A rappresentare l’intera compagine familiare presenti anche Livia e Giorgia Albertengo, rispettivamente sorella e figlia di Massimo.
Il riconoscimento celebra una storia imprenditoriale che affonda le radici in oltre due secoli di tradizione familiare e che dal 1988 ha scelto di dedicarsi esclusivamente al panettone, oggi simbolo del Made in Italy nel mondo. Massimo Albertengo ha commentato: “Questo premio racconta il lavoro di una famiglia che ha scelto la pazienza, il rispetto del tempo e la fedeltà a un prodotto che non si improvvisa”, mentre Giorgia ha aggiunto: “Portare avanti questa storia significa custodirla e farla crescere senza snaturarla”.
A guidare la serata è stato Piero Muscari, ideatore di Eccellenze Italiane, con uno stile empatico e non convenzionale, lasciando spazio alle storie senza imporre tempi o copioni. Un modo di stare insieme che rispecchia il senso di Eccellenze Aperte: non un palco, ma una stanza in cui le esperienze circolano e si riconoscono.
“Qui non celebriamo risultati, ma percorsi che meritano di essere riconosciuti”. La serata si è conclusa così, senza un vero finale, tra conversazioni che continuavano e relazioni che prendevano forma. Non un evento da archiviare, ma un tempo condiviso, in cui le storie restano perché parlano a chi le ha ascoltate.
