La biografia di Elio Orsara

Elio Orsara, è nato a Cetraro, in provincia di Cosenza. All’età di 17 anni si è trasferito dapprima a Milano, poi a Londra, in Spagna e a Los Angeles, per imparare l’inglese e fare scuola di cucina lavorando a fianco dei migliori cuochi internazionali.

Nel 1990 Orsara si trasferisce a Tokyo, dove ha aperto due ristoranti. Si è meritato la medaglia di Cavaliere del Lavoro come migliore ristoratore italiano in Giappone.

“Il mio è stato premiato come migliore ristorante italiano in Giappone. Ho fatto tanta strada – afferma Elio Orsara – semplicemente lavorando senza tregua. La mia storia inizia a Cetraro, in Calabria: lì sono nato e lì voglio tornare quando sarò vecchio. Sono orgoglioso delle mie origini, ma al mio paese le opportunità erano poche. Così, all’età di 17 anni ho iniziato a coltivare un sogno: andare a vivere negli Stati Uniti. Per raggiungere il mio obiettivo mi sono trasferito a Londra, dove ho trascorso tre anni lavorando nella ristorazione e imparando l’inglese. A questo punto, mi sono sentito pronto per realizzare il mio sogno e sono partito per Los Angeles. Una delusione totale: avevo un’immagine da cartolina del Nuovo Continente, una terra piena di opportunità per tutti e immune dal razzismo, ma mi sono dovuto ricredere in fretta. In America gli ebrei facevano gruppo con gli ebrei, gli ispanici con gli ispanici e io non avevo altra alternativa che unirmi agli italiani. Avevo programmato di fermarmi cinque anni, ma dopo dieci mesi avevo già fatto le valigie per tornare in Italia. E’ stato in provincia di Como, dove lavoravo con un bravo chef, che ho incontrato un gruppo di giapponesi con il progetto di aprire dei ristoranti italiani nella terra del Sol Levante. A quel tempo, non sapevo nulla né dell’Asia né del Giappone, ma è bastata un’offerta di 4.500 dollari di stipendio per convincermi in fretta. All’inizio, è andato tutto bene: erano gli anni ’90, in pieno boom dell’economia asiatica, e i miei datori di lavoro mi coprivano d’oro. I problemi sono iniziati quando ho pensato di aprire un ristorante in proprio. Lì sono diventato d’improvviso un gaijin, uno straniero, e ho capito quanto sia alto il senso della comunità in Giappone: in banca, alla mia richiesta di prestito, mi hanno domandato perché non aprivo un ristorante in Italia, se davvero ne avevo le capacità. Ma a me il Giappone piaceva. E allora ho deciso di battermi, senza curarmi di quanti mi dicevano che inserirsi era impossibile. In quel momento, ho capito che il mio inglese non bastava più: per eliminare le distanze, dovevo imparare la loro lingua. Non è stato facile. Ma da quando ho rotto la barriera della comunicazione mi si è aperto un nuovo mondo, perché così ho potuto capire profondamente la loro filosofia di vita. Ho sposato una donna giapponese, ho due figli e posso dire di aver raggiunto i miei obiettivi: ho aperto due ristoranti, ho avviato un’azienda produttrice di pasta, mi sono impegnato con successo per l’apertura della prima scuola italiana di Tokyo. Nei miei locali vengono a mangiare tante personalità italiane: addirittura, Giorgio Armani. Obiettivi per il futuro? L’Australia!”[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]